alla scoperta di

Brescia

Il Foro romano di Brescia era la piazza principale del centro cittadino di Brixia a partire dal I secolo a.C. Questo complesso archeologico monumentale conserva i maggiori edifici pubblici di età romana del nord Italia, e per questo motivo è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, facente parte del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

Su di un sito già occupato nell’età del Bronzo e del Ferro, Brescia fu fondata all’inizio del IV sec. a.C. come capitale dei Galli Cenomani, al quale deve il suo nome antico, Brixia, che significa «l’altura», in riferimento al colle Cidneo che la domina. Sconfitti nel 197 a.C., i Cenomani diventarono alleati dei Romani, conservando tuttavia parte della loro autonomia e delle loro tradizioni. Municipio di diritto latino nel 89 a.C., la città fu integrata al territorio romano nel 49 a.C. Nel 27 a.C., la Colonia civica Augusta Brixia fu inserita nelle Regio X augustea, Venetia et Histria, diventando così un importante centro religioso e commerciale. Saccheggiata da Attila nel 452, la città fu conquistata dai Bizantini nel 561, e qualche anno dopo dai Longobardi, un popolo di origine germanica che invase l’Italia bizantina nel 568. Sotto il loro dominio, e fino al 774, Brescia conobbe un lungo periodo di prosperità.

LA STORIA

BRESCIA
il passato

Il foro di Brixia, all’angolo del cardo e del decumano massimi, occupava il posto attuale della piazza del Foro e degli edifici che la circondano, ca. 4,50 m sotto il livello del suolo attuale. Lungo 120 m, per una larghezza di 40 m, il foro era dominato dal grandioso Capitolium dedicato al culto di Giove, Giunone e Minerva, ai quali venivano dedicate tre diverse celle, precedute da un pronaos. Costruito sul luogo di un santuario anteriore, del quale si conservano splendide pitture parietali, fu edificato nel 73 dall’imperatore Vespasiano, come l’indica l’iscrizione che figurava sul suo frontone, per celebrare la sua vittoria sul suo rivale Vitellio. Collegato alla piazza da due o tre rampe di scale, scandite da fontane, conserva tuttora tracce della sua pavimentazione marmorea, a decorazione geometrica policroma. Si suppone che la Vittoria alata di bronzo rinvenuta nel corso degli scavi, e che è oggi il simbolo della città, facesse parte della sua decorazione. Il tempio fu distrutto da un incendio nel corso delle invasioni barbariche, nei IV-V sec., e mai più ricostruito. Sul lato meridionale del foro, opposto al tempio, la basilica di età augustea, dove veniva amministrata la giustizia, e dove si trattavano gli affari commerciali, è stata ricostruita in età flavia in forme imponenti (19 x 47 m), e collegata al Capitolium da due maestosi porticati, all’interno dei quali si trovavano dei locali commerciali. A nord-est del foro, il teatro costruito sul fianco della collina nel corso del I sec. Fu restaurato da Settimio Severo; poteva contenere fino a 15.000 spettatori. Ad ovest, un grande impianto termale costruito in età flavia, sulle rovine di una domus anteriore, rimase in uso fino all’età tardo-antica. Ad est dell’area del foro, ben più tardi, il longobardo Desiderio, duca di Brescia, fondò nel 753 il prestigioso monastero femminile benedettino di San Salvatore-Santa Giulia.

 

La basilica

Capitolium di Brixia

Capitolium di Brixia

Capitolium di Brixia, oggi

Capitolium di Brixia

I portici del Foro

Capitolium di Brixia, Basiletti, 1826

Capitolium di Brixia, 1830 ca.

Capitolium di Brixia, Basiletti, 1826

RISCOPERTA E RESTAURO

BRESCIA
la nuova vita

Il Capitolium fu riscoperto nel 1823 ad opera dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia, tramite lo scavo di un piccolo giardino pubblico, dove spuntava una colonna corinzia di marmo bianco, e la demolizione di case popolari. L’ambizioso progetto allora concepito per metterlo in luce, con la distruzione di altri edifici, si limitò a importanti restauri  effettuati dal 1935 al 1939, completando le parti mancanti originarie, di marmo bianco, con aggiunte realizzate con laterizi. Del teatro si sono conservate solo le file inferiori delle gradinate. La riscoperta del santuario repubblicano, sito sotto il pronao del Capitolium, risale invece solo al 1956. Brescia è stata inserita nel 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO con un insieme di altri siti segnati dalla presenza longobarda in Italia, raggruppati sotto la voce I Longobardi in Italia. I luoghi del potere 568-774 d.C., che comporta sette gruppi di monumenti – fortezze, chiese, monasteri – sparsi da nord a sud dell’Italia. L’iscrizione nella lista, che riguarda più specificatamente l’area del foro e il complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, per un’estensione totale di 14 ettari, è stata decisa sulla base dell’interesse della sintesi culturale realizzata dai Longobardi, tra il VI e l’VIII secolo, tra retaggio romano, spiritualità cristiana, influssi bizantini e valori propri al mondo germanico, anticipando così la fioritura carolingia; per il messaggio culturale originale trasmesso dai luoghi di potere concepiti dalle élites longobarde; per il loro posto nello sviluppo spirituale e culturale del mondo cristiano europeo in età medievale, con lo sviluppo del movimento monastico e la diffusione del culto di San Michele. I Longobardi hanno assicurato la trasmissione dall’antichità al nostro mondo di numerose conoscenze tecniche, architettoniche, scientifiche, storiche e giuridiche.

 

 

 

criteri elezione a patrimonio mondiale unesco

Nome completo d’iscrizione: I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)

Criteri d’iscrizione

Criterio (ii): I monumenti longobardi sono una testimonianza esemplare della sintesi culturale e artistica che ebbe luogo in Italia dal VI all’VIII secolo, tra l’eredità romana, la spiritualità cristiana, l’influenza bizantina ei valori derivati dal mondo germanico. Hanno aperto la strada e hanno annunciato la fioritura della cultura e dell’arte carolingia.

Criterio (iii): I luoghi longobardi del potere esprimono nuove e notevoli forme artistiche e monumentali, a testimonianza di una cultura longobarda propria dell’Alto Medioevo europeo. Questi luoghi si concretizzano in un insieme culturale unico e chiaramente identificabile, i cui molteplici linguaggi e obiettivi esprimono il potere dell’élite longobarda.

Criterio (vi): I luoghi dei Longobardi e la loro eredità nelle strutture spirituali e culturali del cristianesimo europeo medievale sono molto importanti. Rafforzarono notevolmente il movimento monastico e contribuirono alla costituzione di una meta antesignana dei grandi pellegrinaggi, Monte Sant’Angelo, con la diffusione del culto di San Michele. Hanno anche svolto un ruolo importante nella trasmissione di opere letterarie, tecniche, architettoniche, scientifiche, storiche e legali dall’antichità al nascente mondo europeo.

Per la versione originale in inglese dei criteri d’iscrizione, visitare il sito del Centro del Patrimonio Mondiale.

https://whc.unesco.org/en/list/1318

 

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