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Cerveteri – Necropoli etrusche

La necropoli di Cerveteri è una delle più monumentali del Mediterraneo e costituisce una rara e preziosa testimonianza del popolo etrusco, che instaurò la prima civilizzazione urbanizzata nel Mediterraneo occidentale, sopravvissuta per circa 700 anni dall’ottavo al primo secolo a.C. Nel 2004 è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, assieme a quella di Tarquinia.

Nella parte meridionale dell’Etruria, la città etrusca di Caere, attuale Cerveteri, si trova 40 km a nord di Roma. Si tratta di una delle principali città-stato della lega delle dodici città etrusche confederate, che controllava una larga fascia del litorale tirreno. Ancora poco affermata in età villanoviana, tra il IX e il VIII sec. a.C., la città conobbe un espansione veloce nel VII sec., nel corso del periodo detto “orientalizzante”, grazie ai suoi contatti con i mercanti greci e fenici, che contribuirono a cambiare radicalmente la cultura e l’economia delle popolazioni locali. Queste relazioni si svolgevano in particolare nel porto della città, Pyrgi, dove diversi templi, in particolare quello di Uni/Astarte, presidiavano ai rapporti commerciali tra etruschi e mercanti stranieri. Nel corso di questo periodo, si assiste all’emergere di una classe dirigente di principi, il cui potere declinò progressivamente, dall’inizio del VI sec. a.C. in poi, per portare ad una società più egalitaria. Il legame con la vicina Roma si rafforzò progressivamente dopo il saccheggio dei Galli, nel 390 a.C., nel corso del quale le Vestali avevano trovato rifugio a Caere, ma nuovi scontri tra le due città portarono alla sconfitta della metropoli etrusca, nel 273 a.C., e alla confisca della parte costiera del suo territorio, dove Roma fondò diverse colonie marittime. In età augustea, Caere viene menzionata da Strabone solo come una “piccola città”.

LA STORIA

NECROPOLI ETRUSCHE
il passato

La città antica, che copriva un’estensione di 150 ettari, rinchiusi dentro una potente cinta muraria, rimane poco conosciuta, ad eccezione di alcuni templi e di parte del suo centro civico. Ma l’area urbana è interamente circondata da un’immensa necropoli, che racchiude nei suoi ca. 400 ettari decine di migliaia di sepolture, con alcuni dei sepolcri più spettacolari dell’intera Etruria. Il settore meglio conosciuto è quello detto della Banditaccia, ad ovest della città (ca. 100 ettari), attraversato dalla cd. “via degli Inferi”. Le prime tombe, di età villanoviana, sono semplici incinerazioni: le ceneri del morto venivano deposte, spesso all’interno di una custodia di pietra, accompagnate da un corredo semplice. Dalla metà del VII sec. a.C., tuttavia, queste umili tombe vengono sostituite da enormi tumuli circolari poggianti su cerchi di blocchi di tufo modanati, il cui diametro può raggiungere i 60 m, sotto ai quali, all’interno del banco di tufo, sono state scavate una o più tombe di famiglia. I defunti, inumati, erano accompagnati da un ricco corredo di oggetti pregiati, prevalentemente ceramica locale (in particolare il bucchero nero) o importata dalla Grecia (a figure nere o rosse), che testimoniano della credenza in una forma di vita del defunto nell’Aldilà. Già nel corso del VI sec., in concomitanza con l’affermazione di una classe media agiata, il tumulo viene sostituito da tombe quadrate scavate nel tufo, a dado o a facciata, che consentono uno sfruttamento più razionale dello spazio funerario, ora concepito secondo il modello urbanistico della città ortogonale. Come nelle tombe di età precedente, il loro interno presenta una serie di elementi allusivi all’architettura delle case reali, nonché diversi elementi di arredo, come letti funebri oppure troni. Nel IV secolo, le tombe diventano meno appariscenti, con qualche notevole eccezione: le pareti della tomba dei Rilievi sono interamente decorate con rilievi stuccati e dipinti, alludenti alla vita quotidiana dei vivi.

 

Necropoli della Banditaccia

Porto di Pyrgi

Santuario della dea Uni-Astarte

Tomba delle cinque sedie

Tomba a tumulo

Tomba a tumulo, interno

Tombe a dado

Tomba delle cinque sedie

Tomba dell'alcova

Tomba della casetta

Tomba della cornice

Tomba dei leoni dipinti, particolare

Tomba dei rilievi, 1960

Tomba dei sarcofagi

Tomba degli scudi e delle sedie

Tomba del triclinio

Tumulo policromo, interno

Ricostruzione della città e della necropoli, F. Corni, Ink Line Courtesy

 

RISCOPERTA E RESTAURO

NECROPOLI ETRUSCHE
la nuova vita

Già depredate in età antica, le necropoli di Cerveteri sono state scavate sistematicamente, alla ricerca di oggetti preziosi destinati al commercio antiquario, a partire degli anni Trenta del XIX sec., e furono oggetto, da questa data e fino ai nostri giorni, di costanti interventi di scavatori abusivi locali, i cosiddetti “tombaroli”. I materiali di questi primi scavi, in particolare quelli raccolti nel corso degli ingenti lavori di sterro realizzati dal marchese Campana e dai fratelli Castellani, sono dispersi tra numerosi musei, in Italia e nel mondo, in particolare nel Museo di Villa Giulia, a Roma, e nel Musée du Louvre, a Parigi. Ma ne ignoriamo spesso la provenienza precisa, come nel caso dei due famosi sarcofagi degli sposi della collezione Campana, ora conservati a Roma e Parigi. Nel XX secolo, la necropoli fu esplorata con criteri più scientifici, tra 1909 e il 1936, da Raniero Mengarelli, che ne restaurò un settore limitato, detto del “Vecchio Recinto”, in modo da poterlo aprire al pubblico; successivamente, a partire degli anni Sessanta, scavi sistematici e lavori di restauri furono eseguiti da Massimo Pallottino e Luigi Moretti. Negli anni Ottanta, la necropoli fu anche oggetto di prospezioni geofisiche estensive realizzate dalla fondazione Lerici, fra le prime finora realizzate in Italia, ma pochissime tombe sono state rinvenute intatte in età recente. L’Unesco ha iscritto insieme nella Lista del Patrimonio Mondiale, nel 2004, le due Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia, la prima famosa per la sua architettura funeraria scolpita nel tufo, la seconda per le pitture delle sue tombe, sulla base di tre criteri: la loro qualità di capolavori del genio umano, rivelatori delle concezioni etrusche della vita e della morte; il loro riflettere il mondo dei vivi  che ci offre una testimonianza preziosa sull’unica civiltà urbana preromana in Italia, consentendo la ricostruzione di edifici che non esistono più oggi, anche nei dettagli del loro arredamento.

 

criteri elezione a patrimonio mondiale unesco

Nome completo d’iscrizione: Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia

Criteri d’iscrizione

Criterio (i): Le necropoli di Cerveteri e Tarquinia rappresentano capolavori del genio creativo: i grandi dipinti murali di Tarquinia sono eccezionali sia per le loro qualità formali che per il loro contenuto, poiché rivelano aspetti della vita, della morte e delle credenze religiose degli antichi Etruschi. Cerveteri presenta nel suo contesto funerario gli stessi schemi urbanistici e architettonici di una città antica.

Criterio (iii): Le due necropoli costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, unica tipologia di civilizzazione urbana dell’Italia preromana. Inoltre, la rappresentazione della vita quotidiana nelle tombe dipinte, molte delle quali costituiscono vere e proprie repliche di case etrusche, fornisce una testimonianza unica di questa cultura scomparsa.

Criterio (iv): Molte delle tombe di Cerveteri e Tarquinia rappresentano tipologie di edifici che non esistono più in nessun’altra forma. I cimiteri, repliche degli schemi urbanistici etruschi, sono tra i più antichi della regione.

Per la versione originale in inglese dei criteri d’iscrizione, visitare il sito del Centro del Patrimonio Mondiale.

https://whc.unesco.org/en/list/1158

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